Marchi e Proprietà Intellettuale: il copiato prende zero

Marchi e Proprietà Intellettuale: il copiato prende zero

Marchi e copyright: cosa succede se un bel giorno ti rubano il logo? Abbiamo raccolto alcuni casi famosi di plagio su cui riflettere e da cui imparare, perché un marchio ispirato è bene ma originale è meglio!

Aiuto! Mi hanno rubato il marchio

Il binomio marchi-proprietà intellettuale non è scontato come sembra. Questo perché non tutti considerano indispensabile la registrazione del marchio, lo pensi anche tu? Allora dovresti leggere il nostro articolo sul perché il deposito marchi conviene e se ciò non bastasse imparare la lezione dai casi di plagio più famosi. Vediamone alcuni insieme.

Sony Ericsson e Clearwire: un pittogramma troppo simile

Che succede se un giorno ti svegli e scopri che un competitor ha un marchio troppo simile al tuo? Se sei stato abbastanza furbo da registrarlo, chiami il tuo avvocato e ti preparati alla battaglia (legale). Questo è quanto è successo a Sony Ericsson, che nel 2010 denunciò la Clearwire Corporation per violazione di copyright, chiedendo un risarcimento di seicento mila dollari. Il pittogramma dell’azienda “furbetta”, infatti, era quasi identico a quello di Ericsson. Si trattava di un dettaglio che, alla lunga, avrebbe confuso i consumatori e che era aggravato dall’intenzione di Crearwire di espandersi dal campo dei servizi informatici a quello della telefonia mobile.

Variety vs The Vandals. il logotipo incriminato

The Vandals è una punk band californiana, che nel 2004 fu denunciata dal magazine Daily Variety a causa della copertina dell’album “Hollywood Potato Chip”. Font e colore erano troppo simili, ma soprattutto si facevano portatori di una critica al materialismo hollywoodiano a cui la rivista non voleva essere associata. La disputa si concluse con un nuovo design per la copertina. Nel 2010, però, la band fu richiamata a causa di alcune immagini della prima versione, apparse sul web perché sfuggite al loro controllo.

Skullcandy vs Skelanimals: quando il marchio confonde

La disputa legale tra Skullcandy, noto brand di cuffie sportive e Skelanimals, azienda di abbigliamento si è concentrata sulla presenza di un teschio umano in entrambi i marchi, motivo di confusione per il consumatore. A far traboccare il vaso è stato, probabilmente, l’uso del marchio Skelanimals sulle loro cuffie: un vero e proprio affronto per Skullcandy, associata a questo prodotto a livello mondiale.

McDonald’s e gli Stones: toglietemi tutto, ma non il mio marchio!

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Sapevi che
nessun fornitore di cibo, tranne McDonald’s, può usare il prefisso ‘Mc’ o ‘Mac’ nel proprio brand? A stabilirlo è una sentenza del Tribunale UE emanata dopo il ricorso della società Future Enterprises di Singapore, titolare del brand dell’Unione Maccoffee. Questo perché McDonald’s è un marchio talmente noto, che è sufficiente il solo prefisso per ingannare il consumatore sull’affidabilità dei prodotti venduti. Lo sa bene l’ex “Mac Bun” (in piemontese “Solo Buono”), slow fast food che nel 2009 dopo la diffida legale del colosso statunitense si è autocensurato trasformandosi in M** Bun.
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E che dire dei Rolling Stones? Nel 2013, i loro legali hanno denunciato New Yorker Fashion, la casa di moda tedesca che ha mercificato la celebre linguaccia, riproducendola senza autorizzazione su cartelloni pubblicitari ed etichette di abiti. L’azienda ha replicato con un “la linguaccia è di tutti”, ma la questione era ben più complessa poiché riguardava sia la violazione di copyright, che l’uso improprio di un marchio commerciale.

In generale, le dispute riguardanti il diritto d’autore possono essere risolte apportando delle piccole modifiche. Nel caso di un logo, ad esempio, è possibile cambiarne i colori. Mentre, per l’uso improprio di un marchio da parte di terzi, è necessario dimostrare la buona fede dell’appropriazione. Purtroppo la legislazione in materia è un insieme di sentenze singole, per cui è difficile prevedere il corso della giustizia.

Marchi e proprietà intellettuale: a volte ritornano


“Il tuo logo è copiato ammettilo, non c’è nulla che non sia già stato fatto.”
Così esordisce Ferdinand Vogler, il critico di design che ha pubblicato sul web magazine Medium un interessante studio iconografico. L’argomento? Il fatto che alcuni dei marchi più conosciuti siano troppo simili ad altri già esistenti, con tanto di documentazione fotografica. Vogler non vuole essere polemico, ma prende spunto da alcune somiglianze sospette per sottolineare la differenza tra rubare e copiare. Il primo è un atto meschino con cui ci si appropria del lavoro altrui, ma il secondo può essere un mezzo per imparare qualcosa.

La creatività non nasce dal nulla ma dall’imitazione, in altre parole è ciò che noi chiamiamo lasciarsi ispirare. Il Nobel per la letteratura T.S.Eliot sosteneva che: “i poeti immaturi imitano, i poeti maturi rubano. I cattivi poeti deturpano ciò che prendono e i grandi poeti lo trasformano in qualcosa di meglio, o almeno di diverso”. Senza dover esser per forza poeti, è chiaro che va bene lasciarsi ispirare ma l’importante è dar vita a qualcosa di nuovo, sia esso il nome o l’immagine di un’attività.

Ti abbiamo elencato una serie di curiosità relative a casi famosi di plagio, sconfinando persino in campo musicale (con i Rolling Stones). In tutti questi casi il deposito del marchio è stato utile poiché ha consentito di agire per vie legali, risolvendo il problema. E tu che aspetti, hai già registrato il tuo marchio? Contattaci per avere maggiori informazioni e/o richiedere una consulenza!

Fonti: crearelogo; insideart; ilfattoquotidiano; linkiestarepubblica.

 

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