Oltre al marchio registrato o trade mark, il legislatore nazionale e quello ad esso sovraordinato individua diverse tipologie di marchio

  • Marchio di fatto

E’ quel marchio che non viene registrato ma solo per i fatto di essere utilizzato può essere bastevole di per sé ad ottenere un certo grado di tutela, poiché considerato un segno distintivo utile a rendersi riconoscibile al pubblico.
II legislatore comunitario e quello internazionale non lo considerano degno di tutela e non è presente in nessun riferimento normativo. Il legislatore nazionale accorda una tutela blanda che è desunta dal combinato degli artt. 1 e 2 del Codice di Proprietà Industriale in disposto con l’art. 2598 del Codice civile dove afferma che il titolare di un marchio possa adire in giudizio contro terzi che abbiano utilizzato un segno simile o identico al suo prodotto o servizio.

Una prima classificazione può essere operata partendo dall’impatto che il marchio ha sul pubblico:

  • Marchio forte

E’ quel marchio che gode di una particolare originalità, quello in grado di distinguersi con netto vantaggio nel mercato, a tal punto da riuscire a identificare il marchio con il bene stesso che promuove.

  • Marchio debole

Per antitesi è quello che possiede una più fioca capacità di distinguersi e meno originale, ma risulta essere bastevole a creare tutti i presupposti per esser tutelato poiché relativamente differenziabile da tutti gli altri.

Possono esser classificati anche in relazione alla loro capacità rappresentative:

  • Marchio di fantasia

quello che rappresenta un prodotto senza fare affidamento ad alcun valore semantico

  • Marchio espressivo

al contrario, indica quel marchio che palesemente richiama il prodotto mediante riferimenti espliciti alle sue caratteristiche fondamentali.

Vi è poi:

  • Marchio individuale

Se è orientato a separare e dunque distinguere il singolo prodotto dal complessivo servizio dell’impresa

  • Marchio collettivo

Quello che sintetizza l’origine, la natura e la qualità dei prodotti e dei servizi di un’azienda. Per maggiore chiarezza basta pensare agli enti o alle associazioni cui viene richiesto un marchio collettivo per consentire al pubblico di distinguere con facilità e trasparenza circa la provenienza e la garanzia di qualità.

Altra distinzione può essere operata in relazione alla funzione che il prodotto va a svolgere nel mercato:

  • Marchio di fabbrica

E’ quello che viene apposto dall’imprenditore, colui che il prodotto “lo confeziona”.

  • Marchio di commercio

Per converso è apposto dal rivenditore del prodotto, che mai in nessun caso può eliminare o celare il marchio di fabbrica.

Ulteriore distinzione che è possibile operare ha a che vedere con le caratteristiche standardizzate in cui il marchio può rientrare:

All’interno della categoria del “Marchio di qualità” ritroviamo infatti, il marchio CE (o marcatura CE) che attesta che il prodotto è conforme alle Direttive Comunitarie che disciplinano il mercato entro cui lavora.

O ancora possono essere distinti in relazione alla loro origine, strumenti di fondamentale importanza per la lotta alla contraffazione e per tutelare i mercati interni e le loro specificità tradizionali. Non richiedono registrazione poichè la tutela deriva da dettagliati riferimenti normativi. Marchi di origine:

  • DOP Denonimazione di origine protetta o PDOProtected Designation of Origin;
  • IGP Indicazione geografica protetta anche PGI – Protected Geographical Indication;
  • STG Specialità tradizionale garantita oppureTSG – Traditional Speciality Guaranteed.

I recenti sviluppi tecnologici nel campo dell’agricoltura hanno configurato un’evoluzione contestuale anche della normativa e dei segni distintivi dei prodotti del settore, anche in questo settore è possibile scrogere particolari marchi, definiti appunto biologici.

Marchio biologico

Possono essere pubblici o privati, nel primo caso parleremo di Agricoltura Biologica nel secondo di:

  • garanzia AIAB Italia dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica
  • Demeter

 

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