{"id":5535,"date":"2015-10-19T05:32:22","date_gmt":"2015-10-19T03:32:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiorubino.com\/rubinocz\/?p=5535"},"modified":"2015-10-19T05:32:22","modified_gmt":"2015-10-19T03:32:22","slug":"la-plastica-invenzione-italiana-diffusione-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiorubino.com\/en\/la-plastica-invenzione-italiana-diffusione-globale\/","title":{"rendered":"La Plastica: un&#8217;invenzione italiana a diffusione globale"},"content":{"rendered":"<h1>[space height= &#8220;20&#8221;]<br \/>\nLa Plastica \u00e8 forse l&#8217;invenzione italiana \u00a0pi\u00f9 conosciuta e utilizzata al mondo. La dobbiamo a Giulio Natta e rappresenta il simbolo della nuova era industriale, del consumismo e della comodit\u00e0 quotidiana.<\/h1>\n<p><em>\u00c9 difficile da immaginare una&#8217;esistenza senza plastica. Ogni giorno, in qualunque istante della nostra vita quotidiana utilizziamo e ci serviamo di oggetti e suppellettili del genere, anche inconsapevolmente. Dal nostro risveglio, in bagno, alla nostra colazione, alla nostra mobilit\u00e0 &#8230; basta guardarsi un po&#8217; intorno per notare che se dovessimo eliminare la plastica dalle nostre vite ci ritroveremmo con ben poca roba.<\/em><\/p>\n<p>La <strong>plastica<\/strong> con estrema certezza \u00e8 l&#8217;invenzione che pi\u00f9 ha rivoluzionato nonch\u00e9 condizionato l&#8217;essere umano. L&#8217;archetipo del consumo sfrenato (a volte), il vero simbolo della generazione post industriale. Tralasciando in questo momento gli effetti collaterali che nel nostro ambiente ha prodotto e la possibilit\u00e0 di convertire, oggi giorno, la sua composizione con materiali pi\u00f9 ecologici attraverso l&#8217;uso di materia organica, sarebbe bene ricordare, per chi lo avesse dimenticato, che la plastica \u00e8 un&#8217;invenzione italiana. <strong>La sua paternit\u00e0 \u00e8 infatti attribuita a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giulio_Natta\">Giulio Natta<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p>Nasce a Porto Maurizio ora Imperia, il 26 febbraio 1903, a soli 21 consegue la laurea in ingegneria chimica tra Milano e\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Friburgo_in_Brisgovia\">Friburgo<\/a> e l&#8217;anno dopo ottiene la cattedra presso il Politecnico di Milano, in chimica analitica prima e chimica generale e inorganica subito dopo (1938). Quando era ancora studente era stato attratto dagli studi del professore<strong> Hermann Staudinger (1881-1965)<\/strong> <em>fondatore della chimica macromolecolare<\/em> e inizi\u00f2 a strutturare la sua azione di ricerca in modo da legare l<strong>&#8216;evoluzione scientifica<\/strong> e le scoperte ad uno studio coerente con il <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giulio-natta_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)\/\"><strong>futuro e le esigenze industriali<\/strong> (il cd &#8220;modello tedesco&#8221;).<\/a><\/p>\n<p>Da quest&#8217;intuizione, negli anni della sua specializzazione e in quelli da docente, prosegue lo studio sui polimeri e sulla loro &#8220;<strong><em>struttura cristallina mediante tecniche reontgenografiche<\/em>&#8220;<\/strong> grazie anche al supporto del professore Giorgio Renato Levi (1895-1965).<\/p>\n<p><strong>L&#8217;industria italiana e la storia della chimica sono stati fortemente segna<\/strong>ti dalla presenza e dagli sviluppi di Natta sul <strong>POLIPROPILENE (1954<\/strong>), l&#8217;innovativa materia plastica che da li a poco sarebbe stata utilizzata soprattutto nell&#8217;industria automobilistica e nella produzione di fibre sintetiche e resistenti. Dall&#8217;intuizione di Staudinger sulla propriet\u00e0 cristallina degli alti polimeri Giorgio Natta fece molta strada e i suoi successi accademici furono ben ripagati dall&#8217;attenzione dimostrata nei suoi confronti dall&#8217;industria italiana, specificamente da parte della Montecatini di Pier Candiano Giustiniani<\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giulio-natta_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Scienze)\/\">[nel\u00a01954] tutto il laboratorio di Natta fu mobilitato con un impegno incessante, e finalmente si spedirono le prime richieste di brevetti. Nel dicembre 1954 Natta present\u00f2 i principali risultati all\u2019Accademia dei Lincei, e mand\u00f2 una breve lettera al \u00abJournal of the American chemical society\u00bb. La lettera fu pubblicata sul fascicolo del 20 marzo 1955. Il risultato eccezionale della stereoregolarit\u00e0 era opportunamente sottolineato, ed era coniato un nuovo termine, destinato a entrare a pieno titolo nel linguaggio scientifico:\u00a0Proponiamo di designare come <strong>\u2018catene isotattiche\u2019 le catene polimeriche<\/strong> che hanno una struttura cos\u00ec eccezionalmente regolare, contenente serie di atomi di carbonio asimmetrici con la medesima configurazione sterica (G. Natta, P. Pino, P. Corradini et al., Crystalline high polymers of \u03b1-olefins, 1955, p. 1709).<\/a><\/em><\/p>\n<p>In quegli anni il fervore scientifico anche sotto l&#8217;impulso della scoperte tra le due guerre e dei processi di conversione e riconversione industriale hanno registrato passi da gigante in un arco temporale davvero ristretto. C&#8217;\u00e8 da aggiungere di fatti, che\u00a0ci\u00f2 che port\u00f2 Natta al successo non fu solo la dedizione per la chimica e l&#8217;incontro con professori illustri ma anche le ricerche della &#8220;concorrenza&#8221;, se cos\u00ec vogliamo chiamarla. Nel 1954 infatti, il<strong> tedesco Karl Ziegler<\/strong> aveva sintetizzato un&#8217;analoga struttura, il <strong>polietilene (PE)<\/strong> e, fu per ragioni anche di disponibilit\u00e0 di adeguate strumentazioni (pi\u00f9 d&#8217;avanguardia\u00a0rispetto a\u00a0quelle in dotazione agli istituti di ricerca italiani)che Natta direzion\u00f2il suo interesse verso la realizzazione del polipropilene (<strong>PP<\/strong>). <em><strong>Nel 1962 per i loro successi e per l&#8217;importante contributo allo sviluppo dell&#8217;industria tedesca, italiana ed europea, conseguirono congiuntamente il Premio Nobel per la Chimica per la realizzazione del polipropilene isotattico e del polietilene ad altra densit\u00e0.<\/strong><\/em><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>La Montecatini<\/strong> (accorpata nel 1966 alla Edison) produsse e commercializz\u00f2 la sua invenzione con il nome di <strong>Moplen e Meraklon<\/strong>. Chi non ricorda quegli spot in TV con Gino Bramieri?<\/p>\n<p>[su_youtube url=&#8221;https:\/\/youtu.be\/08CZy4Mjlac&#8221;]<\/p>\n<p>Negli anni in cui ricopr\u00ec il\u00a0ruolo di p<strong>rofessore ordinario al Politecnico di Milano\u00a0<\/strong>infatti ebbe la fortuna di venire in contatto e stringere relazioni con Giustiniani della Montecatini ed \u00e8 grazie a questi che riesce ad ottenere i fondi e la strumentazione adeguata per sintetizzare la polimerizzazione del polipropilene.\u00a0<strong>Muore a Bergamo il 2 maggio del 1979, da tempo gravemente malato di Parkinson<\/strong> dal 1959.<\/p>\n<p><em>Senza la credibilit\u00e0 accademica e la sua mente brillante non avrebbe conseguito i risultati che oggi conosciamo, ma cosa molto pi\u00f9 importante senza un finanziatore non avrebbe potuto dimostrare (e sviluppare) la portata reale di tali scoperte. La Montecatini ha svolto un ruolo cruciale confermando la linea di azione del ricercatore: l&#8217;esistenza imprescindibile di un solido legame tra ricerca scientifica e applicabilit\u00e0 industriale. Le azioni di ricerca e sviluppo, il sostegno da parte del settore pubblico e degli istituti di ricerca (anche privati) rappresentano quindi una fetta importante per l&#8217;evoluzione tecnica e scientifica per una Nazione e per tornare ad dimostrare a livello mondiale la nostra presenza servirebbe una chiara identificazione dei ruoli e delle responsabilit\u00e0 dei soggetti coinvolti in R&amp;S, inventori, istituzioni, finanziatori e sviluppatori. Fare ricerca e fare impresa significano prima ancora del business, un obbligo nei confronti dell&#8217;umanit\u00e0; l&#8217;innovazione \u00e8 s\u00ec un&#8217;opportunit\u00e0 ma anche una responsabilit\u00e0.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/unsplash.com\/henning\">Crediti foto copertina<\/a>]<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[space height= &#8220;20&#8221;] La Plastica \u00e8 forse l&#8217;invenzione italiana \u00a0pi\u00f9 conosciuta e utilizzata al mondo. La dobbiamo a Giulio Natta e rappresenta il simbolo della nuova era industriale, del consumismo e della comodit\u00e0 quotidiana. \u00c9 difficile da immaginare una&#8217;esistenza senza plastica. 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