{"id":7269,"date":"2017-03-20T10:09:23","date_gmt":"2017-03-20T09:09:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.studiorubino.com\/rubinocz\/?p=7269"},"modified":"2017-03-20T10:09:23","modified_gmt":"2017-03-20T09:09:23","slug":"rai-storia-del-marchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.studiorubino.com\/en\/rai-storia-del-marchio\/","title":{"rendered":"Rai: storia del marchio"},"content":{"rendered":"<h2>[space height=&#8221;20&#8243;]<\/h2>\n<h2>Il marchio Rai. Storia, aneddoti e curiosit\u00e0 sul logo\u00a0della\u00a0societ\u00e0 che gestisce in concessione esclusiva il servizio pubblico radiotelevisivo in Italia<\/h2>\n<p><strong>RAI \u2013 Radiotelevisione Italiana.\u00a0<\/strong>La storia dell\u2019azienda ha origine nel lontano 27 agosto 1924, anno in cui ha visto la luce il servizio pubblico radiofonico attraverso la costituzione, a Torino, della URI \u2013 Unione Radiofonica Italiana. Un provvedimento normativo, il Regio Decreto n.1067\/1923, infatti, affidava allo Stato l\u2019esclusiva sulle trasmissioni radiofoniche da gestire attraverso societ\u00e0 concessionarie, la URI appunto. Nel corso del tempo l\u2019ente assunse diverse denominazioni: nel 1927 EIAR \u2013 Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, nel 1944 RAI \u2013 Radio Audizioni Italiane e nel 1954 RAI Radio Televisione Italiana con la gestione del servizio televisivo. Il 3 gennaio 1954 partirono le trasmissioni televisive e and\u00f2 in onda la prima edizione del telegiornale alle 20.45 con replica alle 23.<\/p>\n<p>Nel 2004, infine, avvenne la fusione tra la Rai Holding S.p.A., societ\u00e0 detentrice della maggioranza delle azioni Rai, e la Rai S.p.A per formare l\u2019attuale societ\u00e0.<\/p>\n<p>Il <strong>primo marchio RAI<\/strong> venne disegnato nel 1948 da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Erberto_Carboni\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Erberto Carboni<\/a>, architetto e pittore che fu il massimo esponente della grafica pubblicitaria italiana del secondo dopoguerra. Il logo originario era caratterizzato dall&#8217;utilizzo di un <em>lettering<\/em> fortemente squadrato e da un impiego ampio delle linee ortogonali come dettavano le tendenze grafiche del tempo.<\/p>\n<p>Il <strong>secondo <a href=\"http:\/\/www.studiorubino.com\/en\/rubinocz\/marchio-perche-si-chiama-marchio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">marchio<\/a> RAI<\/strong>, invece, fu realizzato nel 1970 da Alberto Ribera, addetto alla grafica aziendale impiegato all&#8217;interno dell\u2019azienda. Questa volta il logo presentava l\u2019utilizzo delle lettere minuscole con <em>lettering<\/em> ancora fortemente squadrato, ma con l\u2019impiego di linee curve.<\/p>\n<p>Il finire degli anni \u201870 furono un periodo di grandi innovazioni in casa RAI: nel 1977 vennero introdotte le prime trasmissioni a colori e venne e nel 1979 venne attivata la terza rete a diffusione nazionale e regionale. Si decise, quindi, di introdurre un nuovo marchio per celebrare i successi e la crescita dell\u2019azienda. Non solo: venne anche introdotto la differenziazione di logo tra le tre reti attraverso una specifica declinazione per ciascuna del logo originario. Le tre reti erano, ora, contraddistinte da uno specifico marchio caratterizzato dall&#8217;utilizzo di un colore preciso e una forma peculiare per ciascuna: la sfera blu per RaiUno, il cubo rosso per RaiDue e il tetraedro verde per RaiTre. Questa versione del marchio venne realizzata dallo studio grafico ARA di Cusano Milanino<img fetchpriority=\"high\" class=\"alignnone size-full wp-image-7272\" src=\"http:\/\/www.studiorubino.com\/rubinocz\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/marchio-rai-01.png\" alt=\"\" width=\"863\" height=\"430\" \/>Nel 1983 Giorgio Macchi prov\u00f2 a dare forma a un nuovo marchio che voleva rappresentare la fusione dei tre simboli che identificavano le specifiche reti e che utilizzava un <em>lettering <\/em>arrotondato per le tre lettere usate in formato maiuscolo e unite tra loro. Questa versione, per\u00f2, non piacque molto ed ebbe una durata limitata nel tempo fino al 1988, anno in cui venne chiesto a Giorgio Macchi di procedere a un <em>editing <\/em>del logo. Il <em>restyling <\/em>proposto prevedeva la separazione delle lettere che componevano il marchio al fine di facilitarne la rotazione e agevolarne l\u2019effetto tridimensionale, l\u2019introduzione della bandiera italiana e l\u2019utilizzo di un carattere differente rispetto al precedente. Il risultato fu la creazione di un logo in grado di trasmettere maggiore solidit\u00e0, leggibilit\u00e0 e modernit\u00e0 in grado di essere apprezzato per molti anni.<\/p>\n<p>Il nuovo millennio port\u00f2 con s\u00e9 lo sviluppo del digitale della comunicazione interattiva e ci\u00f2 spinse la Rai ad adottare un nuovo brand sviluppato direttamente dalla sua area strategica al fine di comunicare la sua capacit\u00e0 di rimanere al passo con i tempi. Il logo creato nel 2000 fu caratterizzato dall&#8217;illusione ottica della figura di una farfalla, costituita da due elementi uguali, simmetrici ed opposti, che si alterna a due profili umani che si guardano e comunicano. Il font scelto fu il Futura. Questa, ennesima, versione del marchio RAI venne prodotta da Stefano Aureli per conto della societ\u00e0 AReA di Antonio Romano.<\/p>\n<p>Questo logo dur\u00f2 un decennio fino all&#8217;introduzione del digitale terrestre. In occasione di questo evento, nel 2010, la Rai decise di uniformare i tre marchi attraverso l\u2019impiego di un rettangolo formato da due quadrati: nel primo, di colore blu, appare l\u2019acronimo in bianco mentre nel secondo il nome del canale espresso in cifre. Il font scelto stavolta du Aharoni, una variante del precedente.<\/p>\n<p>Nel 2011 venne realizzato un logo ad hoc per celebrare i 150 anni dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia: tale marchio venne mostrato durante i programmi e gli eventi inerenti le celebrazioni.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo <em>restyling <\/em>del logo \u00e8 quello sviluppato nel corso del 2016 con l\u2019obiettivo di proporre un\u2019immagine aziendale coerente, efficace, contemporanea e aperta ad ogni et\u00e0. La forma quadrata, introdotta nel 2010, \u00e8 stata parzialmente rivisitata insieme ai colori distintivi: RaiUno \u00e8 ora di un blu pi\u00f9 caldo, RaiDue \u00e8 di color carminio e il quadrato \u00e8 diventato un rombo, RaiTre \u00e8 contraddistinta da un verde pi\u00f9 chiaro e dall\u2019uso di un quadrato intersecato, mentre RaiQuattro \u00e8 passata dal magenta al violo per renderla meno femminile.<\/p>\n<p>Oggi la RAI rappresenta il quinto gruppo televisivo europeo e opera, non solo in ambito televisivo in senso stretto, ma anche in campo editoriale, cinematografico, radiofonico e sul digitale terrestre. A livello di assetto societario \u00e8 partecipata al 99,56% dal Ministero dell\u2019Economia e delle Finanze mentre il restante \u00e8 di propriet\u00e0 di Siae.<\/p>\n<p>Non solo il marchio, ma anche il claim associato al logo ha subito trasformazioni nel corso del tempo. Il pi\u00f9 conosciuto rimane sicuramente \u201cRai. Di tutto, di pi\u00f9\u201d e le sue varianti nate nel corso degli anni in base alle varie esigenze: \u201cRai. Di tutti, di pi\u00f9\u201d e \u201cRai. Di tutti, ancora di pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Oltre al logo, due importanti simboli dell\u2019azienda che hanno conservato, nel corso del tempo, la loro forza sono i cosiddetti cavalli della Rai. Due importanti scultori italiani, infatti, hanno realizzato due monumenti equestri, ciascuno per ognuna delle due principali sedi dell\u2019azienda a Roma. Il primo fu realizzato nel 1966 da Francesco Messina e venne chiamato il Cavallo Morente. L\u2019opera \u00e8 realizzata totalmente in bronzo ed \u00e8 posta all&#8217;ingresso della sede principale in Viale Mazzini, che ospita la direzione generale e quella delle reti tv. La seconda, invece, venne realizzata da Mario Ceroli nel 1980 e rappresenta il Cavallo Alato. Questa realizzazione \u00e8 situata nelle vicinanze del Centro Radiotelevisivo di Saxa Rubra, che ospita gli studi delle testate giornalistiche nazionali.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[space height=&#8221;20&#8243;] Il marchio Rai. 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