Invenzioni: dal macro al micro il mondo finisce sottosopra

Invenzioni: dal macro al micro il mondo finisce sottosopra

Oggi siamo abituati a prospettive di osservazione le cui percezioni sono così potenti da essere persino satellitari in cui da un punto a livello macro si può zoomare sino ad uno impensabilmente micro per catturarne particolari ed informazioni dettagliate con la stessa precisione se non addirittura migliore dell’occhio umano per osservare.
Ancora oggi sorprende come tale tecnologia abbia raggiunto il livello di azione pervasiva sulle nostre vite così come lo conosciamo, in particolare quando esibita nella sua declinazione prettamente militare al cinema cattura magneticamente la nostra attenzione anche se non fa più leva sullo stupore è percepita comunque come strumento che dona un potere indiscusso a chi lo detiene.
Poi è il turno di droni sempre più sofisticati per prospettive della realtà che mai essere umano avrebbe potuto immaginare di percepire, stiamo parlando tanto per capire la portanza di ciò che può apparire come una ovvietà che si palesa dinanzi ai nostri occhi di poter disporre di punti di osservazione esattamente corrispondenti a come vede un falco durante il volo giusto per esemplificare ma di farlo da uomini con il raziocinio che ci contraddistingue ed assolutamente da non sottovalutare con assai meno rischi da correre.
Parlo di esplicitazione perché quando si parla di vista stiamo facendo riferimento al più immediato dei nostri sensi che da sempre ci pone dinanzi ad una speculazione filosofica relativa alla realtà ed a quanto per l’essere umano essa possa confondersi con la sua percezione dimenticando così che dall’avvento del cinema in poi con i media visivi ci siamo dovuti abituare nel compiere un’attività di lettura e di successiva decodifica-interpretazione per riconoscerla come tale quindi riprodotta e poi decretarne infine la verosimiglianza.
Voglio dire che agli albori del cinema una proiezione inizialmente non veniva certo percepita come finzione fu l’abitudine poi a farcene distaccare ed ad insegnarci in seguito a saper fare le opportune distinzioni.
Successivamente poi ha avuto luogo persino un’evoluzione del nervo ottico e dei movimenti oculari ovviamente solo dopo aver razionalizzato ed assimilato una data tecnologia/ alterazione della realtà di natura rappresentativa com’è la lettura a video. Ad oggi la corsa verso un risultato sempre più immersivo con l’avvento a quanto pare definitivo della realtà tridimensionale stiamo entrando definitivamente e di diritto in un’era in cui questa distinzione si farà sempre più complessa ed impercettibile.

La storia del cinema ha origine da una invenzione

Pensate invece all’effetto che deve aver destato alle prime proiezioni pubbliche il treno dei fratelli Lumière che hanno inventato il cinema quando le persone in sala gridarono per lo stupore a causa del realismo della scena filmata pensavano che esso li avrebbe investiti, nonostante non esistesse certo l’effetto tridimensionale la mente non essendo abituata non riuscì a coglierne l’effetto speculare e la verosimiglianza oltretutto veramente approssimativa dandola per reale.
Bene adesso immaginate il primo uomo ad aver scoperto i microorganismi di origine batterica e a cosa deve aver pensato, conoscere la storia di quest’uomo ha senz’altro del sensazionale e non può non incuriosire se non altro destare interesse.
Ad esempio nonostante siano trascorsi molti anni da allora non posso scordarmi la mia prima esperienza vissuta al parco giochi di Gardaland quando ancora bambino assistetti alla visione di quello che allora era un filmato 3D di altissima realizzazione e all’urlo di stupore misto a paura che si levò nella sala quando un serpente gigante con le sue spire parve uscire dallo schermo per ingoiare tutto il pubblico presente in platea, a dispetto del treno anch’esso assai di reale realizzazione che ci deragliava addosso a seguito di una caduta nel vuoto da un precipizio dovuto alla classica linea ferroviaria interrotta l’urlo fu ben superiore in fatto di intensità e forse non fu casuale.
Difatti posso attestare che nella mia mente il serpente era letto come animale minaccioso e pauroso al confronto con il treno con molta probabilità la paura contribuì a rendere ancora più reale la visione e forse tutti fummo vittime del medesimo ragionamento istintivo stupiti anche dall’effetto sorpresa dato dalla imprevedibilità di ciò che non avevamo mai visto prima e che certamente non ci saremmo mai aspettati di vedere in quel dato momento.

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Come si reagisce quando si scopre qualcosa di mai visto prima

Quindi come dev’essere stata la reazione dell’uomo che per la prima volta ha visto i batteri in un microscopio? Abituarsi poi a tale visione? Si sarà, forse, impressionato?

Non so cosa darei per averla vista immortalata nella sua spontaneità; la sua reazione chissà qual è stata considerato che nacque ben 384 anni fa esattamente nel 1632 e che ho fatto la sua conoscenza data la sua lontananza nel tempo solamente grazie all’ennesimo e prezioso Doodle di Google  che ne celebrava la sua nascita con una simpatica animazione in cui vi sono dei batteri che ballano all’interno delle provette.
Evito di ripetere la data dell’anniversario poiché la pubblicazione di questo post avverrà necessariamente per ragioni di calendario editoriale a posteriori.

Antoni van Leeuwenhoek lo si ricorda come il primo “microbiologo” della storia, grazie alla sua capacità di intuizione rinomata per essere dotata e geniale essendo difatti un ottico naturalista di quei tempi che vide per la prima volta i batteri scoprendoli utilizzando appunto un microscopio.

Una vita lunga la sua durata ben 91 anni tant’è che morì nel 1723 uno standard inusuale per l’epoca, anch’egli sfruttò le possibilità allora offerte dal progresso che investì la costruzione delle lenti, tant’è che un’analogia in questo senso lo lega con il genio indiscusso di Galileo Galilei ma a differenza di quest’ultimo anziché mettere sotto osservazione i corpi celesti cioè oggetti a distanza e di dimensioni macro le usò per rivolgere le sue attenzioni al micro e su tutto ciò che vi era di meno visibile.
La sua ricerca reinventò lo scenario scientifico, lo studio di molte malattie, l’igiene fu quello che più risentì dell’influenza del suo operato.
Dettagliata è la trama della storia della sua vita che offre il Post che gli dedica un articolo approfondito ed appassionato; nella sua vita si annoverano due matrimoni, più figli ma pochi sopravvissuti, un principio di carriera come commerciante, un’altra mezza da uomo politico con carica istituzionale ed infine quella come scienziato anche se non di formazione che gli valse la notorietà eterna oltretutto nata casualmente e sulla spinta dell’intraprendenza ed il coraggio tipico che contraddistingue gli animi autodidatti quando si cimentò nella costruzione autonoma di microscopi utili ad analizzare la qualità dei tessuti che allora commerciava.

Arrivato ad un risultato che approssimativamente gli consentiva di ingrandire fino a 200 volte ebbe modo di osservare gli sconosciuti capillari sanguigni e persino le fibre muscolari.

Quando è stato brevettato il 1° microscopio

La data importante che può equivalere e corrispondere ad una sorta di brevetto dell’epoca è quando nel 1673 consegno alla Royal Society di Londra una lettera in cui Antoni van Leeuwenhoek aveva scritto cosa aveva osservato fino a quel momento con il suo microscopio rudimentale tra cui è importante citare le muffe, i pidocchi e le api.
Non fu lui comunque a dare e coniare il nome batteri nominandoli così con il termine cui li identifichiamo adesso ma il primo a vederli ed a capire che fossero esseri viventi deducendolo dai loro movimenti.

Cosa contraddistinse quest’uomo senz’altro speciale dagli altri scienziati a lui contemporanei? Forse lo spirito di intraprendenza? La curiosità? La lunga vita che lo spinse ad avere una prospettiva di analisi e di osservazione lungo quasi un secolo?

Forse fu proprio Galileo Galilei con il suo metodo scientifico a soffiare nel suo orecchio un tarlo che sopraggiunse sino alla sua mente ossessionando la sua curiosità?
Resta il fatto che quest’uomo vide qualcosa che nessuno aveva mai pensato potesse esistere dopodiché una volta trovato intrattenne una lunga corrispondenza epistolare per documentare le osservazioni e scoperte fatte con la Royal Society di Londra e così facendo cambiò per sempre la nostra prospettiva della realtà con la conseguente percezione della relatività insita nelle dimensioni-proporzioni.

Chissà come si è sentito quando ha razionalizzato la grandezza/portanza della sua scoperta, molti erroneamente nel ricordarlo compiono l’errore di valutarlo in base al non aver saputo dare una spiegazione scientifica ai batteri ma il suo genio risiede in ben altra scoperta ovvero quella di aver posto l’uomo nella prospettiva particolare di osservazione che gli consentisse poi di potersi orientare nella percezione della realtà tramite due indicatori quelli del micro e macro e non più come essere più piccolo al cospetto di Dio e del creato.

La scoperta che ancora oggi resta cruciale è di aver visto un mondo laddove non lo vedevamo, isolabile e con una sua dimensione in termini di grandezza.

Interessante però anche la controversa prospettiva di analisi che offre WEBNEWS.it al fine di farci capire quanto agli occhi della scienza l’agire di Antoni van Leeuwenhoek sia stato contraddittorio tanto da averlo giudicato ripetutamente come “ignorante” a causa del suo disinteresse totale nei confronti della cultura tradizionale, difatti lo contestarono dandogli persino dello studioso dispotico a causa della sua non comprensione delle altrui teorie ed osservazioni il che l’avrebbe reso alienato dalle indispensabili osservazioni in ambito scientifico.

CONCLUSIONI

Ma ciò non è riuscito comunque ad oscurare il genio di quest’uomo ed il suo spirito indomito la cui notorietà si deve principalmente all’aver dato origine a quella che poi diverrà in seguito la moderna protozoologia e la batteriologia ed essere passato alla storia per il suo netto ed amovibile rifiuto di ogni autorità tradizionale professandosi fiero sostenitore della ricerca-metodo sperimentale condotta con i propri metodi e spunti personali e libera da qualsiasi vincolo accademico. Muore a 90 anni nella sua città natale, in seguito a complicazioni cardiache.

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