Trade Secrets, proprietà intellettuale e carenze normative

[space height=”10″]Trade Secrets: Tools for Innovation and Collaboration è il terzo studio pubblicato dall’International Chamber of Commerce (ICC) sul tema  “Innovazione e Proprietà Intellettuale”. La serie di report del ICC mira a rilevare le interconnessioni esistenti tra sviluppo tecnologico, proprietà intellettuale e opportuni avanzamenti nell’ambito degli strumenti predisposti da un legislatore che risulta essere non proprio al passo con l’elevato dinamismo del settore.

Nell’ottobre 2013 erano stati pubblicati infatti i primi due report, “Enhancing Intellectual Property Management and Appropriation by Innovative SMEs” e “The Open Innovation Model” orientati alle PMI e alle strategie da adoperare per migliorare le loro attività di ricerca e innovazione, più in linea con le sfide di un mercato sempre più globalizzato e interconnesso, dal punto di vista geopolitico e da quello dell’incontro tra i vari settori merceologico.

  • Lo studio ha a tutti gli effetti l’obiettivo di veicolare la politica e i decision makers che ivi sono inseriti verso la giusta direzione, da una parte mostrando le inefficienze e le mancanze dei quadri normativi di riferimento e le opportune modifiche da apportare all’intero sistema per permettere al settore di splendere della luce che merita, per il bene delle imprese e per il bene dell’economia del Paese.

Nello specifico, attiene agli strumenti di protezione dei segreti commerciali (Trade Secrets) e tutta quella serie di fattori che tendono a scoraggiare le imprese da una collaborazione al di la dei confini nazionali.
La migliore circolazione delle informazioni degli ultimi decenni, complice lo strapotere del web e delle nuove tecnologie, ha amplificato il problema dei furti dei segreti commerciali, un dato di certo destinato ad aumentare.

Questo, non solo rende più vulnerabili le aziende nei confronti di quella stessa concorrenza che le “intacca” dall’interno, ma scoraggia iniziative volte alla ricerca e all’innovazione. I “segreti” di un’azienda costituiscono in parte quel valore aggiunto che differenzia la propria attività da quella altrui; minare tale specificità significa negare una valorizzazione del proprio know how e impedire alle stesse di progredire e farsi strada nel mondo delle libera concorrenza, in maniera leale e competitiva, eliminando il più possibile il rischio di incorrere in quei famosi atti di “spionaggio industriale”.

Daphne Yong-d’Hervé, Direttore dell’ufficio proprietà intellettuale della ICC, nella presentazione dei lavori ha infatti affermato che:

Il nuovo studio oltre a spiegare in cosa consiste il segreto commerciale, esamina le sfide che le aziende devono affrontare nella gestione dei segreti commerciali nell’economia reale. Si suggeriscono anche alcune azioni che le aziende e i legislatori potrebbero adottare per garantire che le informazioni commerciali riservate siano protette e gestite efficacemente.

Per Davis Koris, presidente della Commissione PI Shell, invece i segreti, altro non sono che come i gioielli della corona, il vero capitale intellettuale di un’azienda, frutto di anni di esperienza e sacrifici personali e dell’intero nucleo aziendale. 

I suggerimenti del rapporto riguardano quindi un cambio di approccio, sia delle PMI che dei poteri rilevanti, che siano in grado di puntare sempre e comunque all’innovazione, alla costante ricerca e allo sviluppo di strumenti in grado di proteggere tali migliorie.

Entro la fine dell’anno l’ICC pubblicherà altri due documenti relativi alla questione “geografica” dell’evoluzione innovativa e i canali attraverso i quali tecnologie e know how si diffondono.

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